Tornabuoni Arte
Lungarno Benvenuto Cellini 3| Firenze
Mario Ceroli. Mito e materia
11 marzo – 29 maggio 2026
Tornabuoni Arte inaugura mercoledì 11 marzo 2026 MARIO CEROLI. Mito e materia presso la sede di Firenze (Lungarno Benvenuto Cellini, 3), la prima antologica dedicata al maestro allestita in Italia dalla galleria, dopo l’importante rassegna monografica alla GNAMC a Roma, conclusasi lo scorso gennaio, che ne ha confermato il suo ruolo nel panorama artistico contemporaneo.
Il rapporto tra Tornabuoni Arte e Ceroli ha radici consolidate nel tempo: la galleria a Parigi gli ha dedicato due mostre personali nel 2010 e nel 2022. Enrico Crispolti, che aveva curato la retrospettiva del 2010, scriveva: «Ceroli ha presentato un nuovo possibile modo di intendere la scultura, senza rinunciare agli elementi della sua identità storica e sottoponendola al contempo a una trasformazione innovativa sostanziale, e dunque profondamente personale. Ceroli ha sviluppato gradualmente le modalità di un linguaggio plastico che rifiuta sia la continuità strutturale e rappresentativa della scultura tradizionale, sia il conseguente peso e l’unicità avvolgente dell’evento collocato nello spazio.»
Partendo da questo assunto, l’esposizione a Firenze ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli, protagonista della scena artistica romana, dagli anni Sessanta al 2000. La mostra riunisce quaranta opere – tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouettes in legno, materiale prediletto dall’artista – significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libertà immaginativa e dalla sua ricerca creativa. All’interno della mostra Squilibrio, del 1988, in una versione più piccola in bronzo, ispirata al celebre disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, una delle invenzioni più emblematiche di Ceroli, quasi un suo “logo”, esplicita dichiarazione di tridimensionalità. Realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, si trovano una serie di opere in tavolato ligneo (pino di Russia), protagonisti delle quali sono gli eroi del mito greco e i guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, come il bellissimo Interno tempio (I Bronzi di Riace), 1981, o dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno, che conferma il suo costante riferimento all’antichità e alla grande tradizione classica.
Due sculture in legno, Le talebane – più recenti, del 2002, una bianca e l’altra azzurra, di circa due metri ciascuna – si stagliano con la loro presenza muta: simulacri misteriosi e raffinati, originati da suggestioni di cronaca politica che l’artista ha rielaborato con grande forza evocativa, un omaggio alle ricercate tradizioni d’Oriente. Del 1972 è il monumentale retablo in legno e bronzo intitolato Gloria eterna ai caduti per la pittura, che contiene epigraficamente i nomi di critici d’arte, collezionisti e mercanti, con un intento ironicamente commemorativo. Sono gli anni, tra il 1972 e il 1975, in cui la ‘scrittura’ diventa elemento ricorrente nel lavoro di Ceroli.
Nel percorso espositivo figura anche Eleusi, del 1979, immagine di forte suggestione che evoca i Grandi Misteri Eleusini, riti agrari esoterici: raffigurazione di un campo di frumento maturo che testimonia l’interesse dell’artista verso la natura vegetale, attraverso l’utilizzo di rami, paglie o spighe, come in questo caso, inseriti all’interno dei fondi delle consuete tavole. L’interesse per la natura trova le sue radici nell’Arte Povera, movimento con il quale Ceroli ha condiviso, soprattutto all’inizio, alcuni ideali poetici, mantenendo tuttavia una posizione distante dalle declinazioni di area torinese, rappresentate da artisti quali Merz o Penone, sviluppando un suo personalissimo linguaggio.
Mario Ceroli nasce a Castel Frentano (Chieti) il 17 maggio 1938. A dieci anni si trasferisce a Roma, dove il suo destino artistico prende forma quasi per caso. I genitori lo immaginavano impiegato dello Stato e lo iscrissero alla Scuola Galileo Galilei, che comprendeva Istituto Tecnico, Istituto Tecnico Industriale e Istituto d’Arte. Come lui stesso racconta, la madre, stanca di salire le scale per evitare l’ascensore, si fermò al primo piano e lo iscrisse all’Istituto d’Arte. Un gesto di serendipità che avrebbe segnato la storia dell’arte italiana del secondo Novecento.
All’Istituto d’Arte studia sotto la guida di maestri come Leoncillo Leonardi, Pericle Fazzini ed Ettore Colla, sperimentando inizialmente la ceramica. Nel 1958 tiene la sua prima mostra di ceramiche e nello stesso anno vince il Premio per la Giovane Scultura della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea sotto la direzione di Palma Bucarelli. Nonostante sia spesso definito “scultore del legno”, Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicità delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, è linguaggio aperto e mai definitivo.
Un viaggio ad Assisi nel 1957 e la scoperta di Giotto lo conducono verso le prime sagome lignee, segnando l’inizio di una ricerca che lo renderà protagonista della Pop Art e dell’Arte Povera. Negli anni Sessanta il legno grezzo diventa materiale emblematico: figure umane, numeri, lettere, oggetti quotidiani prendono forma in composizioni seriali, talvolta policrome, dove la scultura si intreccia con pittura, design e installazione. Le sue opere non sono semplicemente plasmate: sono costruite. Le forme appaiono come concetti tangibili, stratificazioni di piani consequenziali che mantengono armonia pur evitando l’uniformità plastica.
Il 1965 segna una svolta con Cassa Sistina, ambiente totale e ironico, insieme mistificazione e riflessione sul sistema dell’arte, che gli vale il Premio Gollin e un riconoscimento alla Biennale di Venezia del 1966. Nello stesso anno espone alla Galleria La Tartaruga di Roma opere come L’ultima cena, oggi conservata alla GNAM. Con La Cina (1966) anticipa l’arte immersiva, coinvolgendo lo spettatore in uno spazio totalizzante.
Tra il 1966 e il 1967 si trasferisce negli Stati Uniti e tiene una personale alla Bonino Gallery di New York, presentando Farfalle. L’interesse per lo spazio culmina nel 1969 con Io, piramide di ghiaccio: una struttura di mattoni di ghiaccio sormontata da una sfera d’acciaio contenente carbone ardente, potente allegoria di precarietà e tensione.
Parallelamente, Ceroli sviluppa un’intensa attività teatrale: collabora con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro alla Scala e il Teatro La Fenice, fondendo scultura e scenografia in palcoscenici monumentali. Per Ceroli, teatro e arte visiva condividono la stessa vocazione ambientale.
Negli anni Ottanta e Novanta emergono temi ricorrenti come porte, scale e strutture architettoniche. Opere come La Porta (1981), Il Cenacolo (1981), Uomo Vitruviano (1987), Casa di Nettuno (1988), Maestrale (1992) e Applausi (1992) approfondiscono la ricerca sul “tuttotondo” e sulla matericità sferica, in dialogo costante con l’ambiente. In questi decenni sperimenta anche marmo policromo, vetro, polveri e bronzo, reinterpretando suggestioni rinascimentali, da Leonardo ai maestri del passato.
Importante è anche il suo intervento in spazi pubblici e sacri, come la chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo (1968), quella di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca (1987) quella di San Carlo Borromeo a Napoli (1990), dove arte e architettura si integrano. Da menzionare anche l’intervento alla Scuola Superiore di Polizia di Roma, dove ha realizzato il sacrario e la cappella.
Negli anni Duemila continua a mescolare legno, cenere e lamine d’oro. Opere come La nuda verità e Guerriero Frentano (2007) presentano figure lignee cosparse di cenere, simbolo della fusione tra uomo e natura. Nel dicembre del 2024 ha inaugurato l’apertura di Palazzo Citterio a Milano con una sua mostra ambientale nello spazio Sterling dal nome ‘Mario Ceroli. La forza di sognare ancora’, e nell’ottobre del 2025 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha inaugurato la mostra ‘Ceroli Totale’ che ripercorre i suoi 70 anni di carriera. Artista poliedrico e mercuriale, Ceroli ha superato i confini tradizionali dell’opera d’arte, esplorando l’interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro.
Vive e lavora a Roma, dove ha creato un vasto spazio-museo che raccoglie oltre cinquecento opere, concepito come ambiente in continua evoluzione, destinato a dialogare con il pubblico e a ispirare le nuove generazioni.
Informazioni
Tornabuoni Arte
Firenze,
Lungarno Benvenuto Cellini, 3
orario lunedì-venerdì: 9.00-13.00 / 15.00-19.00
tel. 055 6812697
info@tornabuoniarte.it | www.tornabuoniart.com