Premio Internazionale Vallombrosa
Gregor von Rezzori
IV edizione – 16, 17, 18 giugno 2010

Cerimonia di premiazione:
Salone dei Cinquecento
Palazzo Vecchio, Firenze
18 giugno, ore 17.30

È Percival Everett con Ferito (Nutrimenti) il vincitore della quarta edizione del Premio Vallombrosa Gregor von Rezzori per la miglior opera di narrativa straniera. Per la traduzione premiata Maurizia Balmelli.



Lo scrittore americano è stato premiato alla presenza del Sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Ad annunciare il vincitore Ernesto Ferrero, presidente della giuria (composta inoltre da Bruno Arpaia, Giorgio Ficara, Luigi Forte, Livia Manera e Alberto Manguel), e Beatrice Monti della Corte von Rezzori, presidente della Santa Maddalena Foundation, nel corso di una cerimonia nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Percival Everett vince, oltre al premio, una Fellowship (soggiorno di lavoro) presso la Santa Maddalena Foundation.

Questa la motivazione con cui la giuria gli ha assegnato il Premio:

“Romanzo felicemente iperbolico, Ferito di Perival Everett ci mostra innanzitutto l’acronica e l’attuale New Arcadia americana, il suo intatto ‘sublime’ naturale – il Deserto Rosso del Wyoming, una specie di vertiginoso, statico deuteragonista delle azioni e dei destini degli uomini. Ma anche, indistinguibili, l’ansia e il tormento dell’identità americana: quali siano i limiti, la responsabilità, la stessa morfologia ideale dell’individuo nei confronti degli altri, dei vicini, dei dissimili, dei non del tutto noti e accettabili.
Nel suo ranch, a un passo dall’illimitato deserto, il protagonista John Hunt, cowboy nero laureato a Berkeley e studioso di Kandinskij e di Klee, alleva cavalli e riflette, come un filosofo, sul valore universale della pietà e sulle sue applicazioni particolari. Le smentite della storia e il paradosso della fatale, consequenziale ferocia dello stesso Hunt di fronte all’ingiustizia, costituiscono il fulcro anche diegetico di un libro eccezionale: la cui vicenda corre verso la sua dura conclusione mostrando i segreti e i sussulti di un’umanità che un momento si contraddice e precipita nel disumano, ma poi intimamente e strutturalmente ‘si mantiene’ come indicazione, suggerimento, speranza.”

Percival Everett è nato a Fort Gordon in Georgia USA nel 1957. È’ stato musicista jazz, tuttofare in un ranch (ha un’esperienza di ben quattordici anni come addestratore di cavalli) e professore di liceo. Attualmente si divide tra l’insegnamento – è professore di Letteratura alla University of Southern California – e la scrittura: è infatti uno dei più prolifici scrittori contemporanei, ha scritto oltre venti libri tra romanzi, raccolte di racconti e poesie, e saggi, esplorando quasi tutti i generi letterari. L’Esquire l’ha definito “uno dei più coraggiosi scrittori sperimentali degli ultimi anni”. Everett invece dichiara che tra i suoi maestri ci sono  classici scrittori americani di grande respiro come Mark Twain. I suoi libri sono tradotti e apprezzati in tutta Europa. In Italia sono usciti: nel 2007 Glifo per Nutrimenti e Cancellazione per Instar Libri, (con cui ha vinto il Premio Hurston/Wright Legacy); nel 2008 La cura dell’acqua, nel 2009 Deserto Americano e Ferito, tutti per Nutrimenti.

Gli altri finalisti in competizione erano Héctor Abad, L’oblio che saremo (Einaudi), Jean Echenoz Correre (Adelphi) e Nam Le, I fuggitivi (Guanda).

Il premio per la miglior traduzione in italiano di un’opera di narrativa straniera è andato invece a Maurizia Balmelli per Suttree di Cormac McCarthy (Einaudi). Il premio le è stato consegnato dal presidente della giuria, Andrea Landolfi.

Questa la motivazione:

“Pubblicato da Cormac McCarthy nel 1979, dopo lunga gestazione, Suttree, romanzo fluviale se mai ve ne furono, mima del fiume Tennessee non solo lo scorrere denso, limaccioso e incessante – la vicenda atroce del tempo, la sua tetra indifferenza nel cancellarci -, ma riesce a dare voce, anche, e insieme, a molto di ciò che quella corrente trascina, con sé e in sé. Forme bizzarre, detriti artificiali, putrefazioni, relitti umani e non più umani, sporcizia, fetori, umori animali, deiezioni industriali, vite, morti; e, nonostante tutto, stagioni, amori, desideri, e brama di vita. La lingua che tutto questo impasto lacerante di natura, antinatura e corpi violentati riesce così miracolosamente a dire, si dovrebbe pensare tra le più intraducibili. E invece. Maurizia Balmelli, che traduce prevalentemente dal francese, ha reso in italiano questo libro grande e terribile, scritto, come si sa, in inglese. È raro, oggi, che un traduttore sia in grado di tradurre ad alto livello da due lingue. Ma forse è proprio questa la chiave per capire una prova traduttoria che ha dello straordinario. Avventurandosi in un terreno a lei relativamente meno familiare, Maurizia Balmelli non ha potuto mai acquetarsi nel “mestiere”, non si è potuta concedere nessuna pausa in quella confortante routine che rende a tratti meno ingrato il nostro arduo, malpagato e bellissimo lavoro di traduttori letterari. Al contrario, sembra essersi mossa all’ultimo respiro, senza una sosta, come fosse anche lei risucchiata nel gorgo di quella immensa cloaca fluviale in cui Dante non avrebbe sdegnato di riconoscere tenebrori non troppo diversi da quelli veduti da lui stesso. Perché se vuole essere qualcosa di più di un mero intermediario, il traduttore letterario è questo che deve fare: immergersi, anzi, meglio e di più, lasciarsi sommergere dal testo che sta affrontando, consegnarglisi, consapevole del rischio di esserne irretito, e di smarrirsi nei suoi abissi. Per questa ragione, come Gregor von Rezzori sapeva bene, il traduttore, così come lo scrittore, va lasciato solo nella sua esplorazione. Una volta riemerso sarà lui il primo a cercare il confronto, e il conforto, di altri occhi che lo aiutino a rileggere quello che ha visto, e a dargli una forma definitiva. Maurizia Balmelli ci sembra essere discesa davvero al fondo di questo libro, e averne restituito, per tutti noi, il senso autentico e segreto. Cormac Mc Carthy può esserle grato, forse più di quanto non sappia. E noi con lui.

Maurizia Balmelli è nata in Svizzera, a Locarno, nel 1970; ha vissuto a lungo a Parigi, dove ha studiato teatro all’École Internationale de Théâtre Jacques Lecoq e mosso i primi passi nell’editoria collaborando come lettrice con la casa editrice Hachette. Nel 1996 si è trasferita a Torino per frequentare il Master Holden e due anni dopo ha avviato la sua prima traduzione, Io sono il tenebroso di Fred Vargas. Da allora collabora assiduamente con la casa editrice Einaudi, per la quale, oltre a tradurre dal francese e dall’inglese, svolge lavori redazionali e di revisione. Dal 2003 è titolare del corso di Traduzione dal francese presso la Scuola di specializzazione per traduttori editoriali gestita dall’Agenzia Tuttoeuropa di Torino.  Si è avvicinata attivamente all’opera di Cormac McCarthy nel 2006, lavorando come revisore alla traduzione del romanzo La strada, firmata da Martina Testa. Successivamente le è stata affidata la traduzione di Suttree, che l’ha impegnata per un intero anno. Oltre che con Einaudi, collabora con  Bompiani, Rizzoli, Minimum Fax, Casagrande. Tra gli autori da lei tradotti figurano Romain Gary, J.M.G. Le Clézio, Agota Kristof, Emmanuel Carrère, Jean Echenoz, Aleksandar Hemon. Attualmente sta lavorando alla traduzione del nuovo romanzo di Martin Amis.

Il Premio

Intitolato al grande scrittore mitteleuropeo Gregor von Rezzori (1914-1998) che ha vissuto e lavorato per più di trent’anni a Santa Maddalena sulle colline del Valdarno, il Premio è nato per iniziativa della moglie Beatrice Monti della Corte von Rezzori, presidente della Santa Maddalena Foundation, ed è realizzato col Comune di Firenze e con la Provincia di Firenze. Grazie alla collaborazione con la Regione Toscana, con FST – Mediateca Toscana Film Commission, alla partnership con la New York University e al coinvolgimento delle maggiori librerie della città – Feltrinelli e MelbookStore- il Premio, che ha come obiettivo la promozione nel nostro Paese della miglior letteratura internazionale, è diventato un’occasione importante di apertura, per la città, verso le culture del mondo. Il Premio è inoltre sostenuto dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Camera di Commercio Firenze e Banca CR Firenze.

Giuria:
Ernesto Ferrero, presidente
Andrea Landolfi, presidente sezione traduzione
Bruno Arpaia, Giorgio Ficara, Luigi Forte, Livia Manera, Alberto Manguel

Comitato promotore:
Anna Benedetti, Paolo Blasi, Giuliano da Empoli, Marco del Panta, Giovanna Folonari, Maddalena Fossombroni, Bona Frescobaldi, Gioia Marchi Falck, Raffaello Napoleone, Antonio Pieri, Maria Vittoria Rimbotti, Carlo Sisi, Neri Torrigiani, Ellyn Toscano, Giorgio Van Straten.

Segreteria – Ufficio stampa:
Davis & Franceschini
Tel. +39 055 2347273 –  davis.franceschini@dada.it –  www.davisefranceschini.it
www.premiovallombrosa.org – www.santamaddalena.org