Museo Marino Marini
Firenze, Piazza San Pancrazio

BRACCIA
Progetto di Alessandro Biggio
con Alexandra Bircken, Michael Höpfner, Luca Francesconi, J. Parker Valentine, Ian Pedigo, Luca Trevisani, Diego Perrone, Esther Kläes e Luca Monterastelli

29 novembre 2013 – 4 gennaio 2014

Inaugurazione:
giovedi 28 novembre, ore 19

Il Museo Marino Marini inaugura giovedì 28 novembre 2013, alle ore 19, Braccia un progetto in due tappe dell’artista Alessandro Biggio (Cagliari, 1974), nato dalla necessità di sperimentare una diversa relazione tra ideazione e realizzazione nella produzione dell’opera d’arte.

Dopo la prima tappa, al Museo MAN di Nuoro dal 13 settembre al 3 novembre 2013, il Museo Marino Marini di Firenze ospita la seconda che vedrà, oltre alla partecipazione dei sei artisti internazionali, già presenti in Sardegna – Alexandra Bircken (Colonia, Germania 1967), Michael Höpfner (Krems, Austria 1972), Luca Francesconi (Mantova, Italia 1979), J. Parker Valentine (Austin,Usa 1980), Ian Pedigo (Anchorage, Usa 1973) e Luca Trevisani (Verona, Italia 1979) –  anche la presenza di Diego Perrone  (Asti, Italia 1970), Esther Kläes (Mainz, Germania 1981) e di Luca Monterastelli (Forlimpopoli, Italia 1983).

Agli artisti coinvolti, selezionati da Biggio secondo criteri di affinità e di vicinanza al suo lavoro, è stato chiesto di elaborare un progetto inedito per la realizzazione di un’opera partendo da alcune informazioni generali, diverse di volta in volta e dal successivo scambio che ne è conseguito. Definiti questi intenti, Biggio si è fatto carico della realizzazione delle opere, tenendo fede alle indicazioni ricevute. Tutti i lavori sono stati eseguiti lontano dai loro autori intellettuali, in Sardegna, luogo di residenza dell’artista. La condizione della distanza, insieme al principio della delega, viene a costituirsi come uno degli elementi chiave di Braccia.

Oltre all’emergere di specifiche dinamiche legate ai processi creativi dell’opera d’arte, Braccia cerca di rompere l’associazione semantica tra i concetti di insularità e isolamento, promuovendone un’idea alternativa, andando a definire questa reale e apparente incolmabile distanza come luogo della relazione.

Il progetto ideato da Biggio apre anche una discussione sul principio di autorialità, svelando meccanismi diffusi nel sistema di produzione dell’arte: chi è l’autore delle opere realizzate? Mente e braccia in che modo interagiscono? E quanto dipendono le une dall’altra?

La scelta di ricondurre la paternità delle opere prodotte a entrambi i soggetti – dunque ai diversi autori dell’opera, ma anche sempre allo stesso Biggio – promuove l’idea che in ciascuno dei momenti generativi dell’opera, quello intellettuale e quello materiale, vi sia una componente creativa, tanto scontata quanto difficile da riconoscere.

I percorsi per arrivare alla definizione delle singole opere, il modo di intendere la relazione tra ideatore ed esecutore materiale sono, per ciascuno degli artisti coinvolti, estremamente differenti; la durata e l’intensità del confronto, il livello di dettaglio dei diversi progetti, il livello di coinvolgimento durante la realizzazione e la sua effettiva durata. Luca Francesconi, per esempio, ha elaborato un progetto a partire da un materiale carico di suggestioni e implicazioni: l’ossidiana di Pau. Il lavoro di Luca Trevisani verte intorno al concetto di confine (dentro/fuori; deperibile/duraturo). Distanza, silenzio, cammino, sono alcune delle parole ricorrenti nel lungo scambio con Michael Höpfner.

Con Ian Pedigo il lavoro prende forma partendo da riflessioni e scambi sulle relazioni tra trasparenza, architettura e corpo. Il percorso fatto con J. Parker Valentine ha condotto a uno stelico disegno tridimensionale, una spina dorsale, un verme; una sella, il corpo e l’assenza sono gli elementi da cui ha preso forma il progetto di Alexandra Bircken. Per la prima volta nel suo percorso artistico, Esther Kläes si è misurata con una performance, più precisamente con la documentazione di una performance che ha per oggetto d’indagine la percezione di uno spazio e degli elementi che lo compongono. In questo caso il letto di un fiume e una particolare roccia costituiscono la scena in cui ad alcune persone è stato chiesto di muoversi   “misurando” e annotando la distanza tra loro e rispetto alla roccia.

Luca Monterastelli ha realizzato un progetto per una scultura composta da due parti; la prima in gesso , la seconda in legno. Il gesso prenderà la forma dalla terra e di questa ne conserverà le tracce. Il legno utilizzato, molto duro, resistente e profumatissimo è il ginepro, pianta in Sardegna protetta.

Infine il progetto di Diego Perrone che parte dalla ricerca dei diversi tipi di pelle utilizzati nelle lavorazioni artigianali, concentrando l’attenzione su una lavorazione particolare a intreccio, utilizzata per realizzare a mano degli oggetti da lavoro come le fruste.

Un catalogo bilingue, edito da Mousse Publishing, con la documentazione di tutti i lavori realizzati nell’ambito delle due tappe sarà pubblicato, grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, in occasione della mostra al Museo Marino Marini.

Museo associato AMACI

Museo Marino Marini
Piazza San Pancrazio, Firenze
Tel. +39 055 219432
info@museomarinomarini.itwww.museomarinomarini.it

Orario: 10 – 17
chiuso il martedì, la domenica e i giorni festivi

Biglietti:
Intero: € 6, ridotto € 4, studenti € 3

Ufficio stampa:
Davis & Franceschini
Piazza Santa Maria in Campo 1, Firenze
Tel. + 39 055 2347273 – Fax + 39 055 2347361
davis.franceschini@dada.itwww.davisefranceschini.it