Il destino della democrazia
Relativismo e universalizzazione

convegno

Napoli, Castel dell’Ovo
21-23 maggio 2009

Sarà Il destino della democrazia il tema del secondo convegno internazionale del NISA (Network of Italian Scholars Abroad), la rete degli studiosi italiani di scienze umane e sociali con incarichi stabili nelle università del Nord America, nata per iniziativa dell’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) e operante grazie al supporto della Fondazione SUM. Scarica il programma

Il destino della democrazia. Relativismo e universalizzazione – questo il titolo completo del convegno – si svolgerà il 21, il 22 e il 23 maggio a Castel dell’Ovo, Napoli. Tre giorni di dibattito e confronto tra studiosi di scienza politica, giuristi, sociologi, economisti, filosofi, storici e antropologi, studiosi di letteratura. Alcuni sono aderenti al NISA, e svolgono quindi il loro insegnamento all’estero, come Remo Bodei, Nadia Urbinati, Paolo Valesio, Roberto Franzosi o Giulia Sissa; altri sono docenti dell’Istituto Italiano di Scienze Umane (Sum), come Nadia Fusini, Roberto Esposito, Leonardo Morlino o Guido Martinotti.
Al convegno parteciperà anche il Premio Nobel per l’Economia Douglass C. North e le conclusioni saranno affidate a Giovanni Sartori, docente emerito dell’Università di Firenze e della Columbia University.
In apertura dei lavori, i saluti di Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, Gae Aulenti, presidente della Fondazione SUM e Aldo Schiavone, direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane.

Il destino della democrazia sarà osservato nel più ampio spettro delle sue declinazioni: il rapporto con la tecnica, con le religioni, con i mercati e la globalizzazione. Il convegno, dopo una prima sessione generale, si articolerà in varie sezioni. Una sarà dedicata al rapporto tra Democrazia e violenza, e in particolare tra elezioni e violenza: sono infatti decine i casi di ingiustizie e soprusi legati alle elezioni politiche: in Egitto, Sri Lanka, Etiopia, India, Pakistan, Iraq, Nigeria, Filippine, Togo, Zanzibar, Sud Africa, Turchia. Gli interventi tenteranno di stabilire le premesse per un’analisi comparata tra violenza ed elezioni.
Altro tema sarà il legame tra Democrazia e saperi: il convegno analizzerà l’aumento di informazioni e conoscenze a disposizione diretta di un crescente numero di persone avvenuto nel XX secolo, definito “democratizzazione del sapere”, e l’adeguamento che questa “democratizzazione” ha comportato per le universita o gli altri luoghi di formazione e di ricerca; si parlerà dunque della riorganizzazione dei luoghi deputati del sapere, e della loro necessità di interagire con altri produttori di conoscenze, come ad esempio i mass-media.
E ancora Democrazia e “good governance”: una critica post-coloniale affronterà il tema della complementarità tra strategie di sviluppo dei paesi non occidentali e la necessità di stabilirvi sicurezza. Le crisi sociali, la povertà endemica, le catastrofi umanitarie ed ecologiche vengono gestite all’interno di una visione neo liberale di democrazia che propone modelli di “good governance” e di sviluppo che appaiono sempre più legati a dispositivi di “sicurezza” e di “militarizzazione” elaborati secondo una western way of life.

I racconti della democrazia discuterà l’ampia diffusione di concetti letterari e specificamente narratologici, come “testo”, “narrazione”, “racconto” nei campi più diversi, come, fra gli altri, la politologia, l’economia, la giurisprudenza, e svilupperà una riflessione sulla dialettica fra le strumentazioni proprie del racconto letterario (prosastico, ma anche poetico) e i vari usi del concetto di democrazia.
Una sezione sarà dedicata a Democrazia: universalità ed esportabilità. Amartya Sen e altri affermano che la democrazia e le relative libertà sono un valore universale e svolgono un ruolo insostituibile per l’avvento del benessere collettivo. Altri affermano invece che istituzioni e prassi della democrazia non sono materia di esportazione. Questa contrapposizione rende necessaria una discussione sulla natura del prodotto “democrazia” e su che cosa possa o non possa renderlo esportabile, ma anche sulla applicabilità alla democrazia della metafora della esportazione.
La sezione conclusiva tratterà di Democrazia e differenze, tema che si presta molto bene a un confronto di culture politiche e accademiche tra Europa e USA. Si parlerà anche della differenza dei sessi come una sfida ricorrente per il pensiero democratico, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo fino alle recentissime campagne presidenziali.

Il NISA

Il NISA – Network of Italian Scholars Abroad (www.nisa.sumitalia.it) è il network degli studiosi italiani di scienze umane e sociali attivi in università estere.
Nato per iniziativa dell’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) e grazie all’impegno della Fondazione SUM che ne sostiene le attività, il NISA intende dare risposta a un’esigenza diffusa nella comunità accademica: creare una rete fra tutti gli studiosi italiani di scienze umane e sociali con incarichi stabili in università straniere.
Tra le finalità che il network si propone, la principale è quella di favorire lo scambio di esperienze di studio e di ricerca, e la condivisione di iniziative, fra i docenti italiani che insegnano all’estero e le università italiane. Il NISA rappresenta una efficace struttura di sostegno per la ricerca di contatti accademici: visiting professorships, co-tutele in programmi di dottorato, scambi di studenti, programmi di ricerca comuni, organizzazione di convegni ecc.
«Lo scopo – come ha spiegato Aldo Schiavone, direttore dell’Istituto italiano di scienze umane, che con la sua Fondazione ha dato vita al NISA – non è quello di far tornare queste “eccellenze” in Italia, ma di ristabilire un contatto fra loro e il nostro Paese. Vogliamo tentare un approccio diverso al tema della “fuga dei cervelli”. In Italia abbiamo una grande tradizione di cosmopolitismo intellettuale, e non è un male di per sé che ci sia tanta intelligenza italiana al di fuori dei nostri confini. Il male è che in Italia c’è troppo poco spazio sia per dare opportunità ai “cervelli” italiani sia per ospitare “cervelli” non italiani. A questo problema non può certo dare una risposta il NISA. Ma un male ulteriore, cui il NISA può porre rimedio, si ha quando questi ricercatori e docenti perdono rapporti e contatti con il sistema accademico d’origine».

Per assicurare il coinvolgimento dei docenti italiani all’estero e individuare le opportune modalità di lavoro è stato costituito un board del NISA, di cui al momento fanno parte Stefano Albertini (New York University e direttore della Casa Italiana di Cultura Zerilli-Marimò di New York), Remo Bodei (UCLA, California), Michele Boldrin (St Louis University, Washington, Missouri), Massimo Ciavolella (UCLA, California), Nicola Di Cosmo (Institute for Advanced Study, Princeton), Andrea Falcon (Concordia University, Canada), Roberto Franzosi (Emory University, Georgia), Serafina Hager (Georgetown University, Washington DC), Angelica Nuzzo (Brooklyn College, New York), Giulia Sissa (UCLA, California), Nadia Urbinati (Columbia University, New York), Paolo Valesio (Columbia University, New York), Achille Varzi (Columbia University, New York).

Informazioni:
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