Luca Doninelli
Salviamo Firenze
Bompiani
Collana Grandi PasSaggi, Pag. 124, €  12,00
con una postfazione di Andrea Simoncini

In libreria dal 3 ottobre 2012

Fare di Palazzo Strozzi il tempio della Apple? Trasferire il David al Louvre? Costruire un parco che colleghi la Stazione di Michelucci a Santa Maria  Novella? Trasformare con l’aiuto di qualche archistar quel ‘quadrato chiuso a ogni bellezza”  che è Piazza della Repubblica? Affidare a un giovane architetto (e non a un archistar) il  progetto della facciata di San Lorenzo? Queste e altre provocazioni chiudono il racconto –  pamphlet di  Luca Doninelli su una delle  città più amate nel  mondo, proposte e suggerimenti per salvarla dalla sua ormai indiscutibile inerzia culturale, ‘culla’ non  più produttrice di cultura. 

Luca Doninelli  individua alcune grandi colpe di una città che col vedutismo da  camera con vista improntato al gusto anglosassone e con la  sua cronica povertà progettuale ha tradito, rimosso la sua radice profonda: quel Rinascimento rivoluzionario  che Filippo Brunelleschi, pensando non ai potenti ma ai poveri e ai  trovatelli, fece nascere nel 1419 nella Piazza SS. Annunziata sotto le logge dello Spedale degli Innocenti. Questo che dovrebbe essere come il Muro  del Pianto di  Gerusalemme è invece oggi un luogo abbandonato, ben lontano dal triangolo d’oro Palazzo Pitti, Palazzo Strozzi, Piazza Duomo.

Lo scopo del  libro è duplice: da un lato si tratta  di documentare il degrado della città  e di proporre per il suo  recupero un diverso modello nel rapporto  pubblico-privato (o si apre ai privati, o la città sprofonderà nel guano dei  piccioni);   dall’altro è necessario minare alla radice l’ostinazione  con  cui la città cerca di conservare, mediante un simbolismo rigido e chiuso, il suo passato: ostinazione che è la principale  responsabile del guano stesso.
Tuttavia, l’attrattiva del libro sta non solo nella  prospettiva nuova di lettura di una città secolare, ma anche in quella  passeggiata fatta per mano al  nonno ‘ateo e comunista’ che gli  racconta i luoghi d’oro della città: la Porta del Paradiso del Battistero, la Cupola del Duomo, la Deposizione o il Compianto di  Donatello in San  Lorenzo, la Trinità di Masaccio in Santa Maria  Novella, e gli affreschi di Ottone Rosai (prozio dell’autore) nella sala del ristorante della Stazione. E proprio qui, nella ‘selva equatoriale fatta di mars e polo’ che seppellisce i due sbiaditi affreschi,  affiora tutta la  tristezza del presente: un luogo che potrebbe  essere come il Grand Central Terminal di New York se non di più, affossa tra caramelle e cioccolatini uno dei suoi grandi artisti, testimoni di un irripetibile ‘900 che forse la città non si ricorda nemmeno di avere avuto.

Luca Doninelli nasce a Leno (Bs) nel 1956 da papà bresciano e mamma fiorentina, nipote di un grande pittore. Nel 1978 conosce Giovanni Testori, che gli fa scrivere il primo libro, Intorno a una lettera di Santa Caterina, nel 1981. Tra le sue opere narrative ricordiamo I due fratelli  (1990), La revoca (1992), Le decorose  memorie  (1995), Talk show (1996), La nuova era (1999),  Tornavamo dal mare (2004), La polvere di Allah  (2006). Ha vinto, tra gli altri, un Premio Selezione Campiello, un Grinzane Cavour, un Supergrinzane, un Premio Napoli, un Premio Scanno (il suo  preferito). Inoltre è stato finalista allo Strega.

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