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	<title>Ercole Farnese - Davis &amp; Co</title>
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	<title>Ercole Farnese - Davis &amp; Co</title>
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		<title>Il restauro del Laooconte di Baccio Bandinelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davis &#38; Co]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 16:25:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Amici degli Uffizi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Carandini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BACCIO BANDINELLI GRUPPO MARMOREO DEL LAOOCONTE Galleria degli Uffizi, Terzo Corridoio Orario: dalle ore 8.15 alle 18.50, lunedì...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BACCIO BANDINELLI<br />
GRUPPO MARMOREO DEL LAOOCONTE</strong></p>
<p>Galleria degli Uffizi, Terzo Corridoio<br />
Orario: dalle ore 8.15 alle 18.50, lunedì chiuso</p>
<p><strong>Lunedì 19 ottobre 2009<br />
Presentazione del restauro del Laocoonte di Baccio Bandinelli e dei marmi antichi Ercole Farnese e Cinghiale<br />
Inaugurazione: ore 17.30</strong><br />
Segue conferenza di<strong> Andrea Carandini</strong> Professore ordinario di Archeologia e Storia dell&#8217;Arte Greca e Romana Università di Roma &#8220;Sapienza&#8221;<br />
<em>Il contesto archeologico del Laocoonte</em><br />
<span id="more-421"></span></p>
<p><a href="https://www.davisandco.it/il-restauro-del-laooconte-di-baccio-bandinelli/laocoonte/" rel="attachment wp-att-4966"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft" title="laocoonte" src="http://www.davisandco.it/wp-content/uploads/2009/10/laocoonte1-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Ad un anno circa dall&#8217;inizio del cantiere di restauro, lo splendido gruppo marmoreo del <strong>Laocoonte</strong>, opera di Baccio Bandinelli tra le più suggestive della collezione della Galleria degli Uffizi, si ripresenta oggi in tutta la sua potente vitalità scultorea, quella stessa che l&#8217;ha reso nei secoli famoso e ammirato quasi quanto l&#8217;originale conservato nei Musei Vaticani.<br />
I lavori di restauro hanno interessato anche i due marmi antichi che gli stanno ai lati nella testata del terzo corridoio, raffiguranti il <strong>Cinghiale</strong> e l&#8217;<strong>Ercole Farnese</strong>, provenienti dalle collezioni medicee, e sono stati resi possibili grazie al generoso sostegno economico dell&#8217;associazione Amici degli Uffizi e dei Friends of Uffizi Gallery Inc., che hanno contribuito all&#8217;intera operazione con un finanziamento di 160.000 euro circa.</p>
<p>&#8220;Il restauro e la conseguente valorizzazione del gruppo statuario del Bandinelli &#8211; dice Cristina Acidini &#8211; con il suo intorno architettonico e artistico, conferiscono nuova ed efficace visibilità a un luogo importantissimo del percorso, la testata nord del Terzo Corridoio, in contiguità con la spettacolare veduta dei monumenti del centro storico&#8221;. Felice degli esiti è anche Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi, che al gruppo ellenistico di Laocoonte, modello di quello del Bandinelli, ha in passato dedicato indagini particolari: &#8220;Il bel marmo di Baccio è una delle prime e più intense prove della fortuna grande d&#8217;una scultura antica &#8211; il<strong> Laocoonte</strong> &#8211; che tuttora séguita a essere emblema di <em>pathos</em>, di forza, di languori, di lirica accorata&#8221;.</p>
<p>Durante tutto questo periodo, il cantiere di restauro del<strong> Laocoonte</strong> è rimasto eccezionalmente &#8216;aperto&#8217;, schermato da pannellature trasparenti, per consentire ai visitatori di seguire lo stato di avanzamento dei lavori.</p>
<p>I restauri delle opere, sotto la direzione di Antonio Natali, Antonella Romualdi, già Direttore del Dipartimento dell&#8217;Antichità Classica, Fabrizio Paolucci, attuale Direttore del Dipartimento dell&#8217;Antichità Classica e Francesca de Luca, Direttore del Dipartimento dell&#8217;arte del Cinquecento e del Seicento, sono stati eseguiti da Meridiana Restauri di Alberto Casciani per il <strong>Laocoonte</strong>, da Paola Rosa per il <strong>Cinghiale</strong> e da Giovanna Boni per l&#8217;<strong>Ercole Farnese</strong>. Il progetto del cantiere è di Antonio Godoli, mentre le indagini diagnostiche sono state eseguite da Susanna Bracci dell&#8217;Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali del CNR e da Marcello Picollo dell&#8217;Istituto di Fisica Applicata &#8220;Nello Carrara&#8221; del CNR.</p>
<p>In occasione della presentazione del restauro, il professor Andrea Carandini, uno dei più autorevoli e illustri archeologhi italiani, terrà una conferenza dal titolo Il contesto archeologico del Laocoonte. Carandini non entrerà nel merito del restauro del marmo scolpito da Baccio Bandinelli ma, attraverso un&#8217;avvincente ricostruzione del tutto inedita, illustrerà come è arrivato ad identificare con esattezza la sala e il contesto da cui proviene l&#8217;originale gruppo di età ellenistica, scoperto nel 1506 sul Colle Oppio a Roma.</p>
<p><strong>LA STORIA E IL RESTAURO</strong></p>
<p>Le indagini diagnostiche e le puliture successivamente eseguite sull&#8217;opera di Bandinelli, hanno permesso di chiarire ulteriormente sia la sua vicenda creativa che quella conservativa, fornendo risultati molto interessanti.<br />
Come sappiamo, Baccio Bandinelli ricevette l&#8217;incarico nel 1520, dalla corte pontificia, di realizzare per Francesco I di Francia, una copia dell&#8217;originale ellenistico scoperto a Roma sul Colle Oppio, presso le Terme di Tito, il 14 gennaio del 1506. L&#8217;opera raffigurava il sacerdote troiano che, secondo il racconto di Virgilio, si era opposto all&#8217;ingresso a Troia del cavallo di legno lasciato dai Greci di fronte alla città suscitando le ire di Atena e Poseidone. Due serpenti marini lo avvolsero fra le loro spire, uccidendolo insieme ai due figli, e segnando così la distruzione di Troia.</p>
<p>Lo stupore e l&#8217;interesse che il ritrovamento del <strong>Loacoonte</strong> suscitò presso i contemporanei è noto («Tutta Roma die noctuque concorre a quella casa che li pare el jubileo»). Giuliano da Sangallo e Michelangelo, tra i primi a vederlo, lo identificarono immediatamente con quello di proprietà dell&#8217;Imperatore Tito (79-81 d.C.), che Plinio il Vecchio attribuiva agli scultori Agesandro, Atanadoro e Polidoro di Rodi. L&#8217;opera contribuì notevolmente a rivoluzionare la percezione dell&#8217;arte moderna e non ci fu artista in Roma, anche di passaggio, che mancasse di studiarla.<br />
A Bandinelli fu anche chiesto, come testimoniano <em>le Vite</em> del Vasari, di realizzare in cera il braccio destro mancante del sacerdote della scultura originale. L&#8217;artista ebbe la possibilità di lavorare nel Belvedere vaticano, dove il <strong>Laocoonte</strong> era stato collocato. A meno di un mese dall&#8217;incarico, il cartone per l&#8217;opera era già pronto. Baccio si ispirò solo formalmente all&#8217;originale e, nonostante la disapprovazione di Michelangelo, scelse di utilizzare tre blocchi di marmo. Terminata nel 1525, sotto il papato di Clemente VII, Giulio de&#8217; Medici, la scultura riporta sul piedistallo un rilievo raffigurante l&#8217;impresa del papa: una sfera trasparente attraversata da un raggio di sole che va a incendiare un albero retrostante, accompagnata dal motto &#8220;Candor illaesus&#8221;.<br />
Il <strong>Laocoonte</strong> di Bandinelli non arrivò mai in Francia; Clemente VII ne fu così entusiasta che lo volle a Firenze, nel giardino di Palazzo Medici, in via Larga. Spostato successivamente nel Casino di San Marco, entrò nella Galleria degli Uffizi nel 1671.<br />
L&#8217;incendio che scoppiò il 12 agosto 1762 nel terzo corridoio della Galleria e che ne causò il crollo del tetto, danneggiò pesantemente i marmi esposti tra cui il <strong>Laocoonte</strong>, frantumandolo in numerosi parti. Già all&#8217;epoca fu oggetto di un restauro eseguito dal Traballesi, restauro integrativo che terminò nel 1766.</p>
<p>La superficie del <strong>Laocoonte </strong>appariva, prima del restauro appena terminato, offuscata da strati di polvere e cera che, se da una parte celavano le vecchie stuccature e le macchie rosse causate dall&#8217;incendio, dall&#8217;altra ne impedivano una corretta lettura.<br />
Le analisi condotte &#8211; documentazione fotografica a fluorescenza UV, calorimetria effettuata su aree selezionate prima durante e dopo la pulitura, spettroscopia in riflettanza mediante fibre ottiche nelle regioni UV-visibile-vicino infrarosso per caratterizzare i materiali, microspia ottica, spettroscopia FT-IR per la caratterizzazione di patine, stuccature ecc. &#8211; hanno consentito di effettuare una minuziosa pulitura dell&#8217;opera, con l&#8217;ausilio del laser, che ha restituito nitidezza e piena leggibilità a questo straordinario gruppo scultoreo.</p>
<p>Insieme al Laocoonte, l&#8217;intervento di restauro ha permesso di recuperare la corretta visione e la vibrante plasticità di altre due opere, provenienti dalle collezioni medicee.<br />
La prima è il <strong>Cinghiale</strong>, probabile copia del I sec. d.C. di un bronzo di epoca ellenistica, che fu a sua volta modello per la celebre opera di Pietro Tacca, eseguita per la fontana del Mercato Nuovo, universalmente nota come <em>il Porcellino</em>. Proprio al fine di stabilire i rapporti di dipendenza fra l&#8217;opera seicentesca e il prototipo classico, è stata eseguita una minuziosa comparazione del modellato delle due opere, mettendo così in evidenza, grazie all&#8217;elaborazione di una sistematica mappatura digitale, l&#8217;apporto creativo del Tacca nella rielaborazione del modello. Anche questa scultura fu gravemente danneggiata dall&#8217;incendio del 1762. La pulitura e le stuccature eseguite per ripristinare la continuità della superficie, hanno evidenziato l&#8217;eccezionale resa naturalistica di questa &#8220;fiera selvaggia&#8221; donata a Cosimo I da Pio IV.<br />
La seconda è la copia dell&#8217;<strong>Ercole Farnese</strong>, sempre del I sec. d.C., rappresentato al termine delle proprie fatiche, in atteggiamento di spossatezza e riflessione. Questa copia degli Uffizi è quella che replica con maggior fedeltà il modellato asciutto del perduto archetipo bronzeo, della fine del IV secolo a.C., senza tralasciare l&#8217;espressività del volto e della posa. Queste caratteristiche appaiono oggi evidenziate dalla preziosa operazione di pulitura condotta in maniera graduale e differenziata.</p>
<p><strong>Gruppo marmoreo del Laocoonte</strong><br />
Baccio Bandinelli<br />
Galleria degli Uffizi, Terzo Corridoio<br />
Orario: dalle ore 8.15 alle 18.50, lunedì chiuso.</p>
<p><strong>Informazioni</strong><br />
Welcome desk<br />
Tel. 055 213560 &#8211; 055 284034</p><p>The post <a href="https://www.davisandco.it/il-restauro-del-laooconte-di-baccio-bandinelli/">Il restauro del Laooconte di Baccio Bandinelli</a> first appeared on <a href="https://www.davisandco.it">Davis & Co</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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