A Simona Vinci e Antonella Anedda il Premio Letterario Dessì 2008

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE
GIUSEPPE DESSI’
XXIII EDIZIONE ANNO 2008
Villacidro (VS), 17-21 settembre

www.fondazionedessi.it

Simona Vinci con Strada provinciale tre (Einaudi, 2007) e Antonella Anedda, con Dal balcone del corpo (Mondadori, 2007) sono le vincitrici – rispettivamente nelle sezioni Narrativa e Poesia – della XXIII edizione del Premio letterario nazionale Giuseppe Dessì.

Simona Vinci si è imposta su Roberto Ferrucci, Cosa cambia (Marsilio, 2007) ed Enrico Brizzi, L’inattesa piega degli eventi (Baldini Castoldi, 2008); mentre Antonella Anedda era in gara con Michele Sovente con Bradisismo (Garzanti, 2008), e Giuseppe Langella, Il moto perpetuo (Nino Aragno Editore, 2008).

La Giuria ha inoltre assegnato il Premio Speciale della Giuria a Giuseppe Ayala per il libro Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (Mondadori, 2008).

La Giuria del Premio Dessì inoltre, a causa della prematura scomparsa di Idolina Landolfi, che faceva parte della Giuria stessa, ha deciso di dedicarle un premio che è stato assegnato allo studioso Rodolfo Sacchettini, autore de L’oscuro rovescio. Previsione e pre-visione della morte nella narrativa di Tommaso Landolfi (SEF, 2006).

La Giuria del Premio è composta da Silvio Ramat (presidente), Anna Dolfi, Marcello Fois, Duilio Caocci, Gianni Filippini, Laura Pariani, Massimo Onofri, Mario Baudino, Massimo Murgia (segretario del Premio e presidente della Fondazione Dessì) e  Dimitri Pibiri (segretario della Giuria).

I VINCITORI

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e vive a Bologna. Il suo primo romanzo, Dei bambini non si sa niente (Einaudi, «Stile libero», 1997) ha riscosso un grande successo. Caso letterario dell’anno,  è stato tradotto in numerosi altri paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Sempre per Einaudi sono usciti la raccolta di racconti In tutti i sensi come l’amore («Stile libero», 1999) e i romanzi Come prima delle madri («Supercoralli», 2003 ed «Einaudi Tascabili», 2004), Brother and Sister («Stile libero», 2004), Stanza 411 («Stile libero/Big», 2006) e Strada Provinciale Tre («Stile libero/Big», 2007). Per i lettori più giovani ha pubblicato Corri, Matilda (E.Elle, 1998) e Matildacity (Adnkronos Libri, 1998). Ha scritto il racconto La più piccola cosa pubblicato nell’antologia Le ragazze che dovresti conoscere («Stile libero/Big», 2004).

Strada Provinciale Tre (Einaudi, 2007)
Chi non ha sognato, almeno una volta, di piantare tutto e tutti, e sparire? Una donna corre lungo la Strada provinciale Tre, tra i camion e i gas di scarico, in un paesaggio italiano irrimediabilmente mutato e sconvolto. Forse ha scelto di fuggire, o forse deve. Che cosa nasconde, quale peso insostenibile? Ai margini di tutto, dove sembrava non esserci nulla, si compone un mondo di umanità  commovente. Una storia di incontri, di misteri e di colpi di scena. Una storia che, infine, parla della nostra stessa esperienza di esseri umani, della possibilità  che si ha ancora di darle un senso. E di che cosa significa oggi essere, o credersi, liberi.



Antonella Anedda
(Anedda-Angioy) è nata a Roma e vive tra Roma e la Sardegna. Laureata in storia dell’arte moderna, ha insegnato all’Università  di Siena e collabora con l’Università  di Lugano e con la cattedra di anglistica di Roma. Ha scritto per varie riviste e giornali come Il Manifesto, Linea d’ombra, Nuovi Argomenti. Ha pubblicato il libro di versi Residenze invernali (Crocetti, Milano 1992, Premio Sinisgalli opera prima, Premio Diego Valeri, Tratti poetry prize); il libro di saggi Cosa sono gli anni (Fazi, 1997); il libro di traduzioni e poesie Nomi distanti (Empiria, Roma 1998, con una nota di Franco Loi). Nel settembre 1999 è uscito il volume di poesie Notti di pace occidentale, per la casa editrice Donzelli di Roma. E’ presente in antologie italiane e straniere. Di prossima pubblicazione per l’editore Donzelli un libro di saggi d’arte contemporanea.

Dal balcone del corpo (Mondadori, 2007)
L’io che si esprime in questo nuovo libro di Antonella Anedda è un io che si frantuma in schegge, che appare colmo di immagini e di risposte diverse, o si presenta come la scena di un teatro percorsa da volti e personaggi che si intrecciano nelle misteriose casualità  dell’esistenza. Ed è come invaso da un inseguirsi o da un incalzare di voci diverse, di voci complementari o che si contraddicono, e che danno dunque vita a una sorta di apertissimo io plurale, scomposto come nella pittura cubista. Ne viene una poesia in cui domina il senso di complessità  del mondo e di ogni singola esistenza, comunque segnata dal motivo ricorrente del dolore, dal “nitore delle colpe”, dallo sminuzzarsi dell’amore in mille, minimali tracce mnestiche, ma anche dal persistente, quotidiano coraggio di “uscire dal sonno/dal caldo dei letti per marciare nel mondo”. L’autrice pare toccare il suo vertice espressivo e il suo momento di maggiore intensità , caratterizzandosi per una meditazione lirica che si realizza sempre in situazioni, in movimenti narrativi, nel dettaglio di figure immerse in un destino. Una poesia animata da un pensiero sotterraneo e da un’ampiezza di respiro capace di dar corpo e di vedere dal corpo, come da uno spazio comune, un insieme di sfaccettature, di implicazioni interne e di emozioni che invitano il lettore a un cimento sempre rinnovato. Il tutto con strutture formali libere e con un registro linguistico che restituisce alla poesia le cadenze della nostra migliore tradizione.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Giuseppe Maria Ayala (Caltanissetta, 1945) è un magistrato e politico italiano. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita all’Università degli studi di Palermo, ha esercitato la professione di pubblico ministero diventando, tra l’altro, Consigliere di Cassazione. Amico di Giovanni Falcone, ebbe un ruolo di spicco nel pool anti-mafia. Dal 1992, dopo l’omicidio di Falcone e Paolo Borsellino, si è occupato anche di politica diventando deputato nelle file del Partito Repubblicano Italiano. È stato deputato e senatore per quattro legislature e sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2000. È rientrato in magistratura nel 2006. Nel 1993 da Mondadori ha pubblicato, con il giornalista Felice Cavallaro, La guerra dei giusti: i giudici, la mafia e la politica e nel 2008, sempre da Mondadori, Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino.

Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (Mondadori, 2008)

È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.
Paolo Borsellino

Nell’estate del 1992 due esplosioni di enorme potenza annientarono la vita di tre magistrati (Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino) e di otto giovani che li scortavano, ribadendo al mondo intero cosa significa opporsi alla mafia siciliana. Fu un trauma terribile per quei milioni di italiani che consideravano Falcone, Borsellino e gli altri giudici del pool antimafia gli eroi di una stagione di straordinario successo nella lotta a Cosa nostra. A Giuseppe Ayala quelle esplosioni strapparono tre amici carissimi, lasciando lo struggente ricordo di dieci anni di vita insieme e un rabbioso, mai sopito rimpianto.
Ayala venne coinvolto nell’attività  del pool antimafia sin dall’inizio. Rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxiprocesso, sostenendo le tesi di Falcone, Borsellino e della procura di Palermo di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta) e ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. E fu sempre al fianco dei due magistrati in prima linea, nell’attività  quotidiana come nei viaggi per le rogatorie internazionali, nel condiviso impegno di lavoro come nelle vacanze passate insieme, fino a quando, dopo i primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politicomediatici vicini a Cosa nostra, la diffidenza del Consiglio superiore della magistratura e l’indifferenza di molti iniziarono a danneggiarli, a isolarli.
“Qualcuno ha scritto che, dopo più di 15 anni da quel tremendo 1992, “Ayala ha ormai pagato il torto di essere rimasto vivo”. Spero abbia ragione.” Oggi Ayala ha deciso di raccontare la sua verità  su Falcone e Borsellino, ricordandone il fondamentale contributo alla lotta alla mafia e le attualissime riflessioni sulla Sicilia, Cosa nostra, la giustizia e la politica, ma anche la loro travolgente ironia, la gioia di vivere, le passioni civili e private, le vicende quotidiane che nessuno ha mai potuto descrivere con tanta affezionata e intima conoscenza.
La storia di quegli anni, delle vittorie e dei fallimenti, dell’impegno di pochi e delle speranze deluse di molti, riporta al centro dell’attenzione di tutti noi la tremenda capacità  di sopravvivenza della Piovra, che si nutre dei silenzi, delle complicità , delle disattenzioni e delle colpe di una Sicilia e di un’Italia che non sono, forse, abbastanza cambiate da allora.

PREMIO IDOLINA LANDOLFI

Rodolfo Sacchettini è nato a Firenze nel 1981. Ha collaborato al bollettino del Centro Studi Landolfiani e ha pubblicato il volume L’oscuro rovescio. Previsione e pre-visione della morte nella narrativa di Tommaso Landolfi (SEF, 2006). Sta concludendo un dottorato internazionale al Dipartimento di Italianistica dell’Università  di Firenze con un progetto sul radiodramma italiano dalle origini all’inizio della televisione. E’ critico teatrale della rivista «Lo straniero» (mensile diretto da Goffredo Fofi) e ha pubblicato numerosi articoli sulla scena teatrale contemporanea. Conduce una rubrica radiofonica bimensile di attualità  teatrale su Rete Toscana Classica. Ha curato insieme ad Ascanio Celestini il volume Storie da legare (Edizione della Meridiana, 2006) e con Anna Dolfi e Nicola Turi, Memorie, autobiografie, diari nella letteratura italiana dell’Ottocento e del Novecento (ETS, 2008).

IL PREMIO
Nato nel 1986, il Premio letterario nazionale Giuseppe Dessì si è sempre caratterizzato per l’impegno degli organizzatori a portare alto il nome dello scrittore che nacque a Cagliari nel 1909, ma trascorse gli anni della sua gioventù proprio a Villacidro.
In vent’anni sono stati premiati giovani autori ancora sconosciuti che poi sono arrivati al successo e sono state confermate firme già  note del panorama letterario italiano. Per citarne solo alcuni, Margherita Guidacci, Silvio Ramat, Paolo Ruffili, Anna Maria Fabrotta e Alda Merini per la sezione Poesia, Roberto Piumini, Laura Pariani, Marcello Fois, Diego Marani, Nico Orengo e Giulio Angioni per la Narrativa. Oltre a Maria Giacobbe, Bachisio Zizi, Massimo Carlotto, Sergio Zavoli, Sergio Romano, Arnoldo Foà  nella sezione Premio Speciale della Giuria.

Per informazioni:
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Tel. 070 9314387 – 347 4117655 – 349 5456432
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