Incontro sul reality book al Premio Dessì

ALLE FRONTIERE DEL REALISMO: ESISTE IL REALITY BOOK?
Tavola rotonda introdotta e coordinata da Massimo Onofri
Piazza Zampillo, Villacidro
Venerdì 19 settembre ore 17.30

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE GIUSEPPE DESSÌ

XXIII EDIZIONE ANNO 2008
Villacidro (VS), 17-21 settembre
Cerimonia di Premiazione
Sabato 20 settembre ore 18
Piazza Zampillo, Villacidro

www.fondazionedessi.it


Si terrà  venerdì 19 settembre alle 17.30 in piazza Zampillo a Villacidro, nell’ambito della 23esima edizione del Premio Letterario Giuseppe Dessì, la tavola rotonda dal titolo Alle frontiere del realismo: esiste il reality book? Introdotta e coordinata da Massimo Onofri con Francesco Ceccamea, Arturo Buongiovanni, Mario Baudino e Filippo La Porta.

La rosa dei finalisti del Premio Dessì 2008 e il Premio speciale della Giuria.

Che cos’è il reality book? Cosa potrebbe essere? Di certo un romanzo i cui personaggi entrano con il loro nome e cognome, come fossero spiati da una telecamera, che è poi il punto di vista del narratore: vengono in mente Troppi paradisi di Walter Siti, o il recente Prima di Sparire di Mauro Covacich.
A Villacidro il 19 settembre arriveranno 2 degli autori che forse il reality book lo hanno scritto davvero: Francesco Ceccamea, classe 1978, che nel suo Silenzi Vietati (Avagliano Editore, 2008) – romanzo epistolare indirizzato al vecchio professore di italiano Massimo Onofri – racconta con ferocia tutta la sua vita, la famiglia, l’assurda provincia viterbese; e Arturo Buongiovanni, avvocato specializzato nell’assistenza legale ai cosiddetti pentiti, che in Intendo rispondere (Donzelli, 2008), romanzo-verità a cavallo tra la cronaca e lo scavo romanzesco dentro una mente criminale, ha narrato la storia vera del camorrista Ferdinando, collaboratore di giustizia accusato dell’omicidio del giornalista Siani, della cui difesa Buongiovanni si è occupato.

Sembrerebbe quasi che il romanzo d’introspezione – Ceccamea parla della sua impotenza sessuale – e il romanzo d’inchiesta – tale continua ad essere sulla camorra il romanzo di Buongiovanni -, per soddisfare il più possibile la loro stessa fame di realtà, abbiano spinto i loro confini fino a forzare il proprio genere di appartenenza.
Nasce così il reality book. Ma è poi davvero nato?

ALCUNE SINTESI DAGLI INTERVENTI CRITICI

Arturo Buongiovanni: “Credo che vi siano alcuni temi, sensazioni o stati d’animo, che hanno bisogno, per essere percepiti nella loro essenza più vera e più intima, di essere immersi nella realtà, la più concreta possibile. Nel mio caso, tanti hanno scritto di malavita, ma ritengo che, perché il lettore possa comprendere appieno il fenomeno “storico” ed anche gli stati d’animo dei protagonisti, e quindi, poi, il significato più profondo di alcuni, anche ripugnanti, comportamenti, abbia bisogno di una sorta di “lente di ingrandimento”, di uno strumento che consenta di carpire il senso reale delle cose senza eccesivi debiti nei confronti della cronaca o troppi crediti nei confronti di un romanzo puro. Il reality book, ma è solo la definizione di un aspetto di questo lavoro, a questo punto esiste in quanto necessario. Del resto la realtà stessa è fatta di momenti. La scelta delle scene e la loro ambientazione è il primo, importante, contributo, dell’autore.”

Francesco Ceccamea: “Anche la letteratura si misura con quella che oggi è la principale forma di intrattenimento. Come per il reality però, non si parla di aderenza totale alla realtà. Uno scrittore prende la propria vita e prova a raccontarla con quelli che sono gli strumenti comuni della narrativa. Deve far diventare arte ciò che vive o ha vissuto e deve farlo intrattenendo il lettore: c’è una scaletta, uno spunto e poi un lavoro di regia occulta sulla realtà. È come la maggior parte dei romanzi scritti fino a oggi, solo che qui i nomi, i posti, le situazioni sono vere, o partono da qualcosa di realmente accaduto. La differenza con il reality televisivo è che il narratore è l’unico che sa di essere sotto l’occhio del grande fratello. Anzi, è lui il grande fratello. È l’attentato alla privacy degli altri, con o senza il loro consenso e soprattutto lo svelamento della propria. Non si tratta di autobiografismo. Lo scrittore è anche libero di inventare tutto quello che vuole, ma alla fine comunque dovrà dichiarare che “gli eventi e i personaggi non sono frutto di invenzione e che ogni riferimento a fatti o persone reali non è del tutto casuale. È la letteratura che trasforma la violazione della privacy e la diffamazione in un genere letterario.”

Filippo La Porta: “Oggi alcuni scrittori mettono se stessi in scena nei loro romanzi, più o meno direttamente (Walter Siti, Mauro Covacich, Francesco Ceccamea, Antonio Pascale), si trasformano in protagonisti: è un modo onesto e a volte efficace di rispondere alla crisi del personaggio-uomo, alla crisi dell’immaginazione narrativa, ed è anche una presa di responsabilità da parte degli autori stessi.
L’unico reality book interessante è però quello che stravolge dall’interno la filosofia del reality, apparentemente simulando la realtà ma poi mostrando ciò che nessun reality potrà contenere: il tragico dell’esistenza, il dolore non redento, il lutto immedicabile, il vuoto che non si spettacolarizza etc.. etc.. etc..”

I FINALISTI

Narrativa: Simona Vinci, Strada provinciale tre, (Einaudi, 2007); Roberto Ferrucci, Cosa cambia (Marsilio, 2007); Enrico Brizzi, L’inattesa piega degli eventi (Baldini Castoldi, 2008).
Poesia: Antonella Anedda, Dal balcone del corpo (Mondadori, 2007); Giuseppe Langella, Il moto perpetuo (Nino Aragno Editore, 2008); Michele Sovente, Bradisismo (Garzanti, 2008).
Il Premio Speciale della Giuria è andato a Giuseppe Ayala per il libro Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (Mondadori, 2008).

I vincitori delle sezioni Narrativa e Poesia saranno resi noti sabato 20 settembre, durante la cerimonia di premiazione che si terrà in piazza Zampillo, Villacidro, a partire dalle ore 18.00. La serata sarà condotta da Stefania Pinna.

La Giuria del Premio Dessì, a causa della prematura scomparsa di Idolina Landolfi, che di quella giuria faceva parte, ha deciso di dedicarle un premio che è stato assegnato allo studioso Rodolfo Sacchettini, autore de L’oscuro rovescio. Previsione e pre-visione della morte nella narrativa di Tommaso Landolfi (SEF, 2006).

La giuria del Premio è composta da Silvio Ramat (Presidente) Anna Dolfi, Duilio Caocci, Gianni Filippini, Laura Pariani, Marcello Fois, Mario Baudino, Massimo Onofri, Massimo Murgia (Segretario del Premio e Presidente della Fondazione Dessì), Dimitri Pibiri (Segretario della Giuria).

Nato nel 1986, il Premio letterario nazionale Giuseppe Dessì si è sempre caratterizzato per l’impegno degli organizzatori a portare alto il nome dello scrittore che nacque a Cagliari nel 1909, ma trascorse gli anni della sua gioventù proprio a Villacidro, nella casa dei nonni materni. In vent’anni sono stati premiati giovani autori ancora sconosciuti che poi sono arrivati al successo e sono state confermate firme già note del panorama letterario italiano. Per citarne solo alcuni: Margherita Guidacci, Silvio Ramat, Paolo Ruffili, Bianca Maria Frabotta e Alda Merini per la sezione Poesia, Roberto Piumini, Laura Pariani, Marcello Fois, Diego Marani, Nico Orengo e Giulio Angioni per la Narrativa. Oltre a Maria Giacobbe, Bachisio Zizi, Massimo Carlotto, Sergio Zavoli, Sergio Romano, Arnoldo Foà nella sezione Premio Speciale della Giuria.

Per informazioni:
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